-Core
Bloc Party
A Weekend In The City
V2/Wichita
Pubblicato il 16/02/2007 da Dropday
Songs
01. Song For Clay (Disappear Here)
02. Hunting For Witches
03. Waiting For The 7.18
04. The Prayer
05. Uniform
06. On
07. Where Is Home?
08. Kreuzberg
09. I Still Remember
10. Sunday
11. SRXT
Songs
01. Song For Clay (Disappear Here)
02. Hunting For Witches
03. Waiting For The 7.18
04. The Prayer
05. Uniform
06. On
07. Where Is Home?
08. Kreuzberg
09. I Still Remember
10. Sunday
11. SRXT
Ormai la seconda ondata è iniziata: questo inizio 2007 sarà caratterizzato da numerose nuove uscite da parte dei gruppi che hanno segnato il nuovo corso della musica rock inglese nell’arco del 2005. I Bloc Party sono tra questi ed erano tra i più attesi dopo il successo fragoroso di ‘Silent Alarm’. Come era facile aspettarsi per un gruppo che ha saputo raccogliere su di sè grandi attestati di stima e sonore stroncature, il momento del secondo album (che nella fantasia di molti critici musicali sembra essere un mostro mitologico) ha riconcentrato sulla band londinese le più trite e ritrite diatribe: chi si spertica a lodarne il coraggio per l’evoluzione del suono, chi li svaluta perchè hanno snaturato il loro suono, chi vede una continuità nel bene o nel male, chi li snobba a prescindere. Per questo mi sento abbastanza imbarazzato a recensire certi album: qualsiasi cosa se ne possa scrivere, si finisce per cadere nei soliti cliché. Mettendo le mani avanti dico che questa è e non vuole essere altro che una personalissima opinione, e quindi in quanto tale opinabile: a me ‘A Weekend In The City’ piace molto di più di ‘Silent Alarm’. Quest’ultimo, a parte le solite inflazionatissime tre-quattro tracce, non è mai riuscito a conquistarmi pur riconoscendone le buone qualità. Ascoltando invece le note di ‘Waiting For The 7.18′ ho sentito quel pathos che nessuna traccia di ‘Silent Alarm’ ha mai saputo regalarmi: il tintinnare gentile con cui si presenta, la batteria sincopata che subentra, le chitarre che accompagnano enfaticamente verso nuovi bagliori elettronici, quel ‘Let’s drive to Brighton on the weekend’ che si erge ad invocare una via di uscita da un malessere interiore che permea l’album quasi per intero. Basta sentire come ‘Uniform’ varia la sua melodia sussurrata in una progressione graffiante e incattivita, la sessione d’archi che fa da sfondo a ‘On’ o la voce spettrale che inaugura le ossessioni percussive di ‘Where Is Home?’ per avere conferma che qualcosa è cambiato e la sensazione di urgenza espressiva risultante assume qui un significato diverso da quello canonico: qui non ci sono crisi esistenziali, nè tantomeno sfuriate isteriche. C’è largo spazio per le tonalità pastello e per le atmosfere malinconiche (le bellissime ‘I Still Remember’ e ‘Sunday’ sono ottimi esempi), il cantato di Kele Okereke sempre più spesso si affievolisce in linee suadenti (come in ‘Kreuzberg’), e quando il tono si alza l’effetto è quasi epico (la parte finale di ‘SRXT’). Se i Bloc Party avessero voluto, probablimente avrebbero sfornato senza nessun problema un altro album pieno di hit da classifica: il tiro spaventoso di ‘Hunting For Witches’, il riff Muse-style di ‘Song For Clay (Disappear Here)’, la batteria di Matt Dong che rotea a velocità impressionante, tutti questi dettagli fanno capire che le peculiarità urticanti sono ancora lì, pronte a far ribollire ancora le sale dei club di tutto il mondo. Semplicemente, per Kele Okereke e compagni era più importante esprimere questo personalissimo sentimento di disagio ed il loro suono si è modificato di conseguenza. Non so se questo album verrà ricordato come frutto musicale degli attentati di Londra, fatto sta che rappresenta di per sè un bellissimo album, che consiglio di ascoltare senza pregiudizi di sorta. Magari potreste anche ricredervi come ho fatto io.
Bloc Party
From UK

Discography
2005 - Silent Alarm
2007 - A Weekend in the City
2008 - Intimacy
2012 - Four
2016 - Hymns
2022 - Alpha games