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Infection Code
Italia
Pubblicato il 05/12/2023 da Lorenzo Becciani

Siete tornati in studio a breve distanza da ‘Alea Iacta Est’. 
Questa scelta ha molto a che vedere con l’ingresso di Chris Perosino in formazione. In pratica il nostro chitarrista se n’è andato, per motivi personali, dopo aver registrato le parti del disco precedente. Chris ha una personalità molto forte e quando gli abbiamo chiesto di unirsi a noi ci ha subito detto che avrebbe voluto comporre. Addirittura avrebbe voluto registrare da capo le parti di Max, ma all’epoca non fu possibile per la deadline di consegna del master troppo vicina. In ogni caso nel giro di qualche mese lui e Ricky hanno tirato fuori dieci brani, da cui abbiamo selezionato gli otto che sono sul disco. A fine luglio dello scorso anno era già tutto pronto.

Qual è la differenza sostanziale tra i due lavori?
‘Sulphur’ è un disco con un’impronta chitarristica molto forte. C’è un feeling death metal accentuato, non a caso abbiamo ripreso anche ‘Blinded By Fear’ degli At The Gates, mentre l’elettronica è leggermente più in disparte a livello di arrangiamenti. Chris ha tante idee, un vero fiume in piena, e siamo già arrivati al terzo brano del prossimo lavoro.

C’è un pezzo che ha guidato un po’ tutto il processo?
‘Evil Side Of Mercy’ è uno dei primi brani che abbiamo completato ed è anche il preferito di mio figlio, che ha dieci anni e sta imparando a suonare la batteria. Un altro molto importante è senza dubbio ‘Something Wicked This Way Comes’.

Quello che ho sempre amato degli Infection Code è la vostra capacità di essere personali e trasmettere un’attitudine ed una violenza incredibili a dispetto di generi o definizioni. Facendo un esempio banale, un po’ come i Machine Head degli anni duemila che spaccavano qualsiasi cosa pubblicassero. 
É bello sentirtelo dire. Abbiamo cambiato tanti membri nella storia e ci sono stati dei momenti in cui la componente industrial ed in generale la sperimentazione erano preminenti. Da parte mia ci metto grande entusiasmo, lancio delle idee e scrivo i testi. Con Ricky ci sopportiamo e ci supportiamo da una vita e cerchiamo di portare avanti il progetto a testa alta.

A livello di produzione vi siete ispirati a qualche album in particolare?
No, sinceramente non l’abbiamo fatto. Capita che qualcuno si porti in studio il disco del momento ma noi ci siamo distaccati da questo modo di fare. Lo facemmo ai tempi di Billy Anderson, ma adesso ci interessa preservare la nostra identità e siamo molto contenti del lavoro svolto da  Francesco Salvadeo.

I testi invece sono ricchi di citazioni letterarie.
Ho provato a fare questo esperimento, iniziato con ‘Red Death Masquerade’. Nel disco ci sono riferimenti a Philip K. Dick, Ray Bradbury, H.P. Lovecraft, ma anche a Ben Bova, un autore meno conosciuto che ho scoperto, col libro ‘Orion’, in una bancarella dell’usato. Per quanto concerne H.P. Lovecraft parliamo di un maestro assoluto. In ‘The Colour Out Of The Space’ lo cito parlando di una società affetta da una entità invisibile venuta da un mondo lontano per distruggere ogni sorta di individualismo e rendere le persone completamente inebetite. 

Qual è stata la traccia più complessa da cantare?
Sicuramente l’ultima, ‘Lurking Creepy Love’, perché a livello di respirazione è un casino. Avrei dovuto mettere qualche pausa in più, ma ormai è così. Inoltre ha un grande significato per me.

Come pensate di trasportare dal vivo il materiale?
Adesso abbiamo anche un nuovo bassista e per le prime date ci concentreremo sul nuovo album. In futuro magari aggiungeremo qualche brano alla setlist, ma credo che arriveremo al massimo fino a ‘In.R.I’.

Devo dire che se c’è un gruppo in Italia che merita un’esposizione all’estero, quello è il vostro.
Hai ragione, ma è complicato gestire gli impegni lavorativi e la famiglia con date all’estero. Noi come sempre faremo tutto il possibile per promuovere il materiale ma credo che faremo concerti soprattutto in Italia. Avremmo bisogno di una solida agenzia di booking per organizzare qualcosa di importante fuori dai confini. Time To Kill sta facendo un grande lavoro e siamo contenti, così come ringraziamo Argonauta per tutto quello che ha fatto per noi in questi anni.

Non è mai capitata l’occasione di una grande label?
Ai tempi ci fu un interesse della Roadrunner, ma non ci è mai arrivata un’offerta vera e propria. 

Un pezzo come ‘Old Viral Order’ fa sicuramente riflettere. Il riferimento va solo alla pandemia oppure in generale a quello che sta avvenendo negli ultimi tempi tra guerre, attentati, femminicidi e stragi?
Ci hai preso benissimo. Il riferimento va a tutto quello che è successo negli ultimi anni. Ho voluto dare un’interpretazione personale a quello che vedevo intorno. Nel disco si parla di questa sorta di virus alieno che rende tutti pazzi e violenti. Ho pensato ai nostri figli ed all’accessibilità che hanno a qualunque forma di violenza attraverso i media ed i social. 

Cosa hai ascoltato quest’anno di valido?
Guarda, compro ancora tanta roba a causa di giornalisti come te, Pascoletti e Signorelli che mi hanno trasmesso una passione incredibile per il formato fisico. Ho adorato ‘Fearless’ dei Crown Of Lands’ ed i nuovi album di Cattle Decapitation e Obituary, secondo me il loro migliore lavoro dai tempi di ‘World Demise’.

(parole di Gabriele Oltracqua)
 

Infection Code
From Italia

Discography
Life Continuity Point (2002)
Sterile (2004)
Intimacy (2007)
Fine (2010)
La Dittatura Del Rumore (2014)
Dissenso (2018)
In.R.I (2019)
Alea Iacta Est (2022)
Sulphur (2023)