Una delle maggiori sorprese di questi primi mesi dell’anno viene dal Belgio e fonde un approccio progressive molto moderno e disturbante con influenze post-metal, improvvise aperture melodiche di ispirazione post-rock e addirittura qualche elemento metalcore. Il pezzo che mi ha fatto scoprire gli Ursa è stato ‘Erase’, uno dei due singoli che ha presentato la band agli appassionati del genere e che di fatto è costituito di due anime, una decisamente djent e ipertecnica ed un’altra molto rilassata, sognante e ipnotica. ‘Deconstruct’ svela il lato più oscuro di questi ragazzi che hanno trovato la loro identità sonora quando l’ex-Sons of a Wanted Man Jan Buekers è entrato in line-up. All’inizio il progetto era sostanzialmente un esperimento dell’ex frontman degli Horses Blew Fire Alexandre Belli e poi si è lentamente evoluto, prima con l’introduzione delle parti vocali e in seguito con la stesura di nuovi arrangiamenti più funzionali alla formazione a cinque. Adesso siamo al cospetto di un ibrido coeso e potente, tra sonorità oscure e pericolose e passaggi atmosferici sui quali sarebbe stratificare di tutto, dal jazz all’elettronica, dai Meshuggah ai Tool. Sul loro sito ufficiale si leggono riferimenti a The Ocean, Intronaut e The Contortionist. Tutte e tre grandi band, ma la sensazione è che la storia degli Ursa sia solo al principio e con un’attività live significativa la crescita possa essere esponenziale. Nel frattempo godiamoci pezzi strepitosi come ‘Advance’, molto Karnivool ma ugualmente personale, e ‘Primordial Crown’, di cui potete trovare un bellissimo live video in rete.