La storica creatura di King Buzzo non ne vuole sapere di gettare la spugna e continua a proporre dischi a getto continuo. Dopo ”Tarantula Heart”, uscito non meno di dodici mesi fa, i signori di Aberdeen ritornano con un nuovo lavoro che non cambia di molto quello che già si conosceva da sempre su di loro. Cinque canzoni al vetriolo, piene di riff che si ispirano ai Black Sabbath e tanta cattiveria riversata in musica che condensa rabbia e paura. L’album parte con un bolide impazzito quale è “King Of Rome” dove la band si lancia a tutta velocità e ci propone una traccia davvero micidiale con delle melodie trasversali che risultano essere di grande impatto. La successiva “Vomity Of Clarity” è un breve strumentale, quasi ambient, che fa da prologo alla lunghissima “Short Air With A Wig”, classica interpretazione piena di improvvisazioni e lontanissima parente di un qualcosa che possa vagamente sfiorare il commerciale. Ci si staglia su sonorità prettamente sabbatiane con un riff che ricorda quelli creati ad hoc dal mitico Tony Iommi negli anni migliori della sua carriera. La lentezza con cui si dipana la canzone ci rimembra su come i Melvins siano davvero tra i migliori figliocci della storica band di Birmingham. Le cose cambiano con “Victory Of The Pyramids”, non tanto per la lunghezza della canzone (altro pezzo sopra i nove minuti), quanto per una certa ariosità nel sound chitarristico. Qui si corre nuovamente con la formazione che ci dà dentro senza problemi. Si tratta di una vera e propria cavalcata che si fa apprezzare per originalità e brio nella sua prima parte. Nella seconda, invece, tutto diventa plumbeo e grigio e i Melvins ritornano quelli che conosciamo da sempre. A chiudere il cerchio ci pensa “Venus Blood”, altro pezzo angusto e sludge, nel quale ritroviamo tutte quelle che sono le qualità di una band davvero unica nel suo genere. “Thunderball”, alla fine, non farà gridare al miracolo, ma ci consegna, ancora una volta, una formazione in salute, nonostante l’inesorabile passare del tempo.