Un altro album solido per una delle realtù giapponesi che più ha saputo stupire negli ultimi anni puntando sulla capacità di rendere la propria musica internazionale fin dagli esordi oltre che su performance dal vivo in grado di scatenare un contagioso passaparola. I Coldrain riescono a superare indenni la soglia del quarto lavoro in studio completando di fatto il percorso iniziato con 'The Revelation' e se anche forse non siamo a quei livelli poco ci manca davvero. Un pò perché Masato Hayakawa si conferma un frontman di prima categoria con la rara abilità di passare da momenti di pura aggressività ad altri dove le melodie vocali imperano su tutto il tessuto strumentale manifestando disarmante tranquillità. Con il passare degli anni le liriche si sono affinate e 'Vena', oltre a regalarci breakdown mostruosi e chorus imperdibili, può vantare anche uno spessore di altro tipo. Quando parte la title track è impossibile rendersi conto che 'The Story' e 'Whole' spezzeranno il nostro cuore. Quando parte 'Wrong' si riconosce immediatamente il timbro delle chitarre di Yokochi e Kazuya Sugiyama eppure è impensabile immaginarsi che da quei riff drammatici, in bilico tra post hardcore e alternative, nascerà una meraviglia come 'Divine'. Una volta citati i Korn tocca ai The Used con 'Gone' per poi tirare fuori un pezzo elaborato e lesivo della materia grigia che si chiama 'Words Of The Youth'. Tutte le ambizioni e le potenzialità dei Coldrain sono racchiuse in quei pochi minuti. La seconda parte dell'album è arricchita dalla presenza di Jacoby Shaddix dei Papa Roach in 'Runaway', un altro pezzo dinamico che potrebbe essere scelto come singolo, mentre 'Pretty Little Liar' e 'Fire In The Sky' dimostrano come la band si sia quasi completamente posta alle spalle le proprie origini e possa guardare con ottimismo al futuro.