L’attesa è finita e il nuovo album dei californiani è nei negozi. Oltre che da una campagna grafica senza precedenti, dominata dai colori del pericolo, il successore di ‘Hardwired... To Self-Destruct’ è caratterizzato da un songwriting che ammicca agli esordi, la title track è addirittura costruita su un riff di matrice slayeriana, ma alla fine si avvicina più a quello di ‘Death Magnetic’. In scaletta non mancano pezzi in grado di suscitare l’entusiasmo nei vecchi fan, su tutti ‘Lux Æterna’, e questo immagino che fosse l’obiettivo principale per quattro musicisti che non devono più chiedere nulla alla loro carriera. Non tutto il materiale, prodotto da Greg Fidelman, possiede la scorrevolezza e l’originalità che si chiede ad un gruppo come i Metallica, eppure non si incappa mai nelle distorsioni ritmiche di certi capitoli della loro discografia, forse soltanto nella conclusiva ‘Inamorata’, e nemmeno in inutili copia-incolla delle hit del passato. Prigionieri dell’infanzia o liberati dai legami che ci portiamo addosso. Il concept di ‘72 Seasons’ ci fa sentire un po’ adolescenti ed i riff di ‘Screaming Suicide’ o ‘ If Darkness Had a Son’, il pezzo più “Hammett” di tutto il disco, contribuiscono a tale sensazione. Il testo di ‘Room of Mirrors’ lascia intendere i problemi avuti negli ultimi tempi da James Hetfield, scatenato in ‘Shadows Follow’, mentre ‘Too Far Gone?’ è un punk pieno di ruggine e con Robert Trujillo in grande evidenza, come nella contagiosa ‘Sleepwalk My Life Away’ in cui omaggia chiaramente Cliff Burton. Sarà curioso vedere se ‘72 Seasons’ otterrà consensi tra i più giovani, ripetendo l’operazione già avvenuta all’epoca di ‘Load’ e ‘Reload’, dal quale pare uscire ‘You Must Burn!’. Di sicuro il conto in banca dei quattro non è a rischio, anche solo per l’imponente tour che seguirà la pubblicazione, ma questo lavoro ha il pregio di riconsegnarceli in forma, freschi ed energici come se l’età non fosse avanzata anche per loro.