Uno delle mie pellicole preferite di sempre è ‘Otto; or up with dead people’ di Bruce LaBruce ovvero un film di quelli che fanno uscire l’ottanta per cento degli spettatori dalla sala dopo dieci minuti. In questo caso non siamo in ambito gay-porn-zombie-horror ma la sensazione che si prova entrando nell’universo esoterico degli svedesi è più o meno simile. Un profondo smarrimento. L’alone di mistero che continua a regnare attorno all’identità di questo collettivo è accompagnato da un mix ferale di stili, influenze che vanno dal jazz al folk passando per la world music e il prog, stacchi strumentali lancinanti che si alternano a melodie lascive. ‘Requiem’ non è solamente il terzo album dei Goat ma la sublimazione di una visione estremamente pericolosa e lisergica che rende il gruppo del tutto unico nel panorama musicale attuale. Il finale new age di ‘Ubuntu’ rappresenta un solenne invito all’open source ed alla comunione di intenti in contrasto ai monopoli di qualunque tipologia. ‘Union Of Sun And Moon’ è un omaggio alla natura nordica, ‘Goaftuzz’ un pezzo talmente acido che gli Electric Wizard sarebbero costretti a farsi per tutta la sera al fine di misurarsi ai medesimi livelli, ‘Temple Rhythms’ un flusso di coscienza psichedelico che invoca i riti voodoo di ‘Angel Heart’, tanto per rimanere nel grande cinema. Un’alchimia sonora strepitosa che non tutti sapranno apprezzare ma che aggiungerà un pizzico di follia e apertura mentale alla vostra persona.