-Core
Carnifex
USA
Pubblicato il 26/02/2017 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto vorrei parlare dell’artwork di 'Slow Death'..
Ci siamo rivolti ancora a Godmachine perché volevamo mantenere un legame col passato. La nostra richiesta era che il colore nero predominasse e lui ci ha proposto questa immagine di grande impatto. Forse è uno stile più metal che hardcore ma non ci interessa molto.

Cosa risponde a chi ti accusa di scrivere testi solamente negativi?
Alcuni testi sono molto negativi e oscuri. Su questo ci sono pochi dubbi ma sono gli stessi argomenti di cui parlo che sono negativi. ‘Slow Death’ tratta il tema della depressione e non c’è niente di allegro in questo. Se però chi ascolta riesce ad identificarsi allora c’è comunque un lato positivo.

Come giudichi la scena deathcore di oggi?
Credo sia piuttosto evidente che lo stile sia stato abusato da troppe band mediocri. Purtroppo questo succede spesso con la musica e con tutti i trend che inizialmente portano delle novità positive ma poi vengono affossati dall’eccessiva quantità di uscite. Al momento credo che le band migliori siano Suicide Silence, Carnifex e Whitechapel. Ci sono senza dubbio delle similitudini ma i nostri tre ultimi album sono piuttosto diversi e questo aiuta il genere a non morire. Sono convinto che ‘Slow Death’ segnerà una svolta per l’intero movimento deathcore.

Chi sta facendo veramente la differenza secondo te?
A mio parere non sono tanto le nuove band quanto le vecchie a tenere alta la bandiera del deathcore. I Despised Icon sono appena tornati e hanno immesso sul mercato un gran disco che guarda alle origini del genere.

Numerose band deathcore si stanno spostando alla Nuclear Blast. Pensi che questo comporterà dei cambiamenti nel pubblico che segue i vostri concerti?
Non credo perché chi ascolta certi album sa perfettamente cosa c’è dietro ed il background dei musicisti. Adesso con internet i ragazzi sanno tutto e non c’è più l’incoscenza di provare qualcosa di nuovo. Questo è negativo sotto un sacco di aspetti ma anche positivo per alcuni. É difficile che qualcuno venga a vedere la band senza avere mai ascoltato le nostre canzoni.

Perché vi siete rivolti a Mick Kenney?
Soprattutto perché nell’album c’è tanto programming e lui è un maestro in questo. La pre-produzione si è svolta a San Diego e Jason Suecof ha co-prodotto le canzoni prima che Mark Lewis si è occupasse del mixaggio in Florida. Abbiamo curato ogni dettaglio come se fosse l’ultimo album della nostra carriera. Le chitarre sono mostruose, il basso è mostruoso e Shawn Cameron dietro le pelli è mostruoso.

Cosa desideravate cambiare dopo ‘Die Without Hope’?
Volevamo sintetizzare i risultati raggiunti con quell’album e spingerci ancora più avanti. Orchestrazioni e programming hanno aggiunto varietà al nostro stile e gli arrangiamenti adesso sono ancora più dinamici.

Il videoclip di ‘Drown Me In Blood’ è di grande impatto. Quali sono gli altri passaggi chiave dell’album a tuo parere?
La title track è grandiosa secondo me. Poi amo molto le dinamiche di ‘Black Candles Running’ e ‘Servants To The Horde’ che rappresenta una splendida chiusura con influenze black metal ed un suono davvero cinematico. Anche ‘Die Without Hope’ e ‘Dark Days’ avevano elementi black al loro interno ma in questo caso abbiamo lasciato emergere questa componente in maniera più forte.

Personalmente sono rimasto colpito da ‘Countess Of The Crescent Moon’ che mi ha riportato alla mente i Cradle Of Filth..
Mi fa piacere che lo dici perché il pezzo è un mio omaggio ai Cradle Of Filth ed a tutto quello che hanno rappresentato in un certo periodo della mia vita. Sono cresciuto con ‘Dusk And Her Embrace’ e quando avevo diciassette anni mi sono anche fatto un tatuaggio ispirato agli inglesi.

(parole di Scott Ian Lewis)

 

Carnifex
From USA

Discography
2007 Dead in My Arms
2008 The Diseased and the Poisoned
2010 Hell Chose Me
2011 Until I Feel Nothing
2014 Die Without Hope
2016 Slow Death
2019 World War X
2021 Graveside Confessions